Il dramma di Tiziana raccontato a Mediaset da Antonio

Una ricostruzione toccante e lucida quella esposta da Antonio Libertino, il quarantenne di Tropea che, poco più di un mese fa, si è visto portar via la moglie Tiziana da una tragedia avvenuta nel reparto di Ginecologia dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia.
L’uomo, ieri sera, ha partecipato alla trasmissione di Rete 4 “Quinta colonna”, condotta da Paolo Del Debbio, portando una testimonianza toccante dei fatti accavallatisi in quelle ore concitate.
Era il 3 gennaio scorso quando Antonio e Tiziana conobbero per la seconda volta la gioia di una nascita, dopo quella di Pasquale, avvenuta cinque anni prima. Libertino ha ricordato dettagliatamente proprio quei momenti, rettificando alcuni errori contenuti nel servizio, che certamente sono stati ripresi da precedenti articoli contenenti le medesime informazioni errate:
«Tiziana non è stata mai dimessa da quell’ospedale – ha esordito Libertino dopo il servizio andato in onda -. Noi siamo andati lì, io lei e Pasquale. Era mattina presto, Tiziana aveva cominciato ad avere delle contrazioni, ha aspettato un po’ ma poi era ora di andare all’ospedale. Era troppo presto e allora ci siamo portati anche il bambino. Poi ci hanno raggiunto anche la  suocera e lo zio, che ci hanno aiutati con il bambino. Poco prima della mezzanotte è stata chiamata perché era pronta per partorire. Io ho assistito personalmente al parto, così come ho assistito al parto del piccolo Pasquale, e abbiamo avuto dei momenti di grandissima gioia alla nascita della piccolina e io ho aiutato Tiziana a mettere la sua mano sulla piccola Giada appena nata, poi mi sono assentato un attimo e sono andato a dare gli auguri anche a mia suocera e abbiamo pianto di gioia per quello che era successo, avevamo avuto il dono di un’altra bimba! E poi sono tornato,  a stare lì con mia moglie, per assisterla ancora».

Sino a qui, il racconto di un momento felice per la sua famiglia. Ma purtroppo le cose sono pian piano peggiorate, fino al tragico epilogo che ha colpito la famiglia Libertino.

«E lì – prosegue infatti Libertino – ho assistito a qualcosa che quantomeno ha provocato un urlo straziante di mia moglie che ancora riecheggia nella mia mente e sicuramente in quella delle persone che erano lì». Alla fine, comunque, tutto sembrava essere andato bene. Antonio ha riaccompagnato la moglie in camera anche se sin da subito c’è qualcosa che sembra non andare.

«La pancia di mia moglie – ha proseguito Libertino – piuttosto che sgonfiarsi cominciava a gonfiarsi già dal primo giorno, e comunque lei veniva visitata quotidianamente dai medici». Rispondendo alla domanda del giornalista, Antonio ha spiegato di non essere stato presente alle visite, che avvenivano però alla presenza della persone che erano in camera con Tiziana.

La giovane riferiva al marito di accusare un forte dolore addominale, per via della pancia che continuava a gonfiarsi. Sull’aneurisma, di cui si è parlato, Libertino ha precisato come possa essere solo una delle possibilità diagnostiche, tra l’altro molto rare, a detta del consulente di parte della famiglia, che si sarebbero potute verificare. «In realtà c’è la milza lacerata e la lesione di un vaso – ha puntualizzato il giovane – afferente l’arteria splenica. Questi comunque sono dei dati oggettivi, tra l’altro la rottura della milza non risulta in nessun referto e questo è un dato oggettivo che posso dire perché è stato provato».

Si arriva quindi al giorno 5, con Tiziana ancora in ospedale e Antonio e Pasquale a casa a preparare il rientro di Tiziana e di Giada. Così, portando con sé il porta enfant, Antonio prova a chiamare Tiziana, che però non risponde al telefono se non al secondo tentativo, spiegando al marito che non aveva potuto farlo prima perché si era sentita male. «Io corro, salgo in camera e la trovo pallida, che sente freddo». Con queste parole, Antonio descrive quei momenti in cui l’idillio di un momento felice inizia a dissolversi, per lasciare spazio al dramma che di lì a poco avrebbe colpito Antonio e i suoi piccoli Pasquale e Giada. Dopo una serie di analisi, i due giovani vengono informati del fatto che sia necessario un intervento.

Antonio la accompagna personalmente in sala operatoria e tenta di darle speranza: «Pensa – dice alla moglie – a tutte le cose belle che faremo assieme dopo che uscirai da qui! Le ho detto “ti proteggo io”, ma purtroppo non sono riuscito a proteggerla, perché siamo rimasti dietro quella porta blu per quattro ore circa e poi mi hanno chiamato dentro».

A quel punto, nonostante le richieste dirette di avere informazioni sulla vita di sua moglie, Antonio capisce da solo che la giovane Tiziana non ce l’ha fatta. Chiede di vederla, per darle l’ultimo bacio di addio.

«Poi – prosegue Antonio – sono dovuto uscire per dare la notizia prima ai fratelli di Tiziana, e poi il primo pensiero è stato il piccolo Pasquale: ho dovuto prendere la decisione più difficile della mia vita, ho pensato che fosse meglio non dargli delle speranze e gli ho dovuto dire che sua madre era andata in cielo e poi gli sono stato accanto tutto il tempo per permettergli di esprimere tutte le sue emozioni e per permettergli di separare queste due cose, la gioia infinita della nascita della sorellina e la morte della madre».

Libertino chiede giustizia e lo fa con una dignità e un amore palpabili, auspicando che la tragedia sia monito e rimedio a future tragedie:
«Se e qualora sarà accertata la responsabilità medica, allora in quel caso queste persone non lavoreranno più, queste persone che hanno giurato di salvare delle vite, se sarà accertato,  ovviamente, se ne andranno a casa, non potranno più uccidere altre persone».

Autore dell'articolo: Redazione

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TropeaInforma.it - Autorizzazione del Tribunale di Vibo Valentia n. 1/14 del 01/07/2014 (ISSN 2420-8280)

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