Mazzitelli commenta la decisione del CdS

Tanto tuonò che piovve! Pino Rodolico, unitamente alla sua amministrazione, cade per la seconda volta sotto la croce e difficilmente qualche Cireneo riuscirà ancora una volta a farlo rialzare. Il Consiglio di Stato nel ribaltare il provvedimento emanato dal TAR Lazio che aveva accolto il ricorso dell’amministrazione comunale di Tropea avverso il suo scioglimento, rimettendo in sella sindaco e intero consiglio, ha ritenuto valide le motivazioni addotte dal Ministero degli Interni per lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’intera compagine amministrativa comunale.
In buona sostanza, anche se ancora non sono noti gli atti del massimo organo della giustizia amministrativa, è plausibile affermare che gli elementi indicati nel provvedimento di scioglimento appaiono non più privi di specifica concludenza in ordine alla sussistenza di un condizionamento criminale di tipo mafioso, come peraltro decretato dal TAR Lazio, e la tesi della sussistenza di elementi probanti di condizionamento e collegamento a cosche mafiose viene ad essere riconosciuta e dimostrata. E dimostrate sono pure le osservazioni, peraltro riconosciute dallo stesso TAR Lazio, delle numerose irregolarità amministrative che per la loro consistenza e specificità rilevano “disfunzionalità” politico-amministrative che pur tuttavia per lo stesso TAR Lazio non erano probanti ai fini dello scioglimento, perché non dissimili da quelle che interessano molte amministrazioni locali, laddove le irregolarità amministrative non possono consistere in meri giudizi negativi sull’attività degli amministratori.
In buona sostanza per il TAR Lazio, dato che la maggior parte delle amministrazioni locali opera in un clima diffuso di illegalità, per analogia l’amministrazione comunale di Tropea non poteva essere sciolta in quanto dette irregolarità non costituivano elementi che potessero prefigurare un serio indice di presunta esistenza di fenomeni di infiltrazione e condizionamento mafioso. Sulla base di tale sillogismo è lecito chiedersi: perché Tropea doveva fare diversamente? E poi, in un mondo di ladri, che senso ha non rubare?
Pur non conoscendo gli atti, è verosimile supporre, a giustificazione del provvedimento emanato, che all’interno dell’ente si sia instaurato un sistema di potere occulto e dedito al malaffare, tale da rappresentare pur sempre un segnale tangibile che la gestione del potere non è stata improntata alla legalità e alla trasparenza, ma proiettata verso il soddisfacimento di interessi particolari a discapito degli interessi generali. Si è trattato, in sostanza, di un modo di gestire la cosa pubblica a dir poco discutibile che peserà come un macigno sulla futura agibilità democratica dal momento che è stato inficiato il ruolo e la stessa funzione dell’amministrazione, non più volta alla tutela dei diritti fondamentali del cittadino e alla salvaguardia dei valori della legalità.
Bisogna essere onesti con se stessi per essere rigorosi con gli altri! Che senso ha oggi, dopo la tempesta, cospargersi il capo di cenere o fare il pianto del coccodrillo, fingendo di cadere dalle nuvole o, peggio, atteggiarsi a vittime predestinate di non si sa quali ingiustizie? L’amarezza e la rabbia di essere stati bersaglio di pseudo gravi torti sarebbe dovuta affiorare quando all’interno di qualche palazzo o all’interno di qualche luogo di ristoro, tra un bicchiere e l’altro, si consumavano loschi traffici all’insaputa di quanti oggi gridano allo scandalo e al sopruso. Anziché fare come gli struzzi, quanti adesso lamentano abusi o atti di sopraffazione da parte di una delle più alte Istituzioni dello Stato, in quei frangenti avrebbero dovuto sollevare la testa, uscire dal torpore e controllare con serietà atti, documenti, deliberazioni e quant’altro veniva perpetrato ai danni della città.
A nulla, pertanto, potranno più servire le dietrologie e i piagnistei o, peggio, la dissociazione da colpe e responsabilità. È il momento del dignitoso silenzio, della riflessione, dell’acquisizione della consapevolezza che è stato perpetrato un grave danno alla città. E al danno si aggiungerebbe la beffa se le solite, stantie, giustificazioni e il solito scaricabarile per stupido orgoglio dovessero avere la meglio rispetto all’inconfutabile certezza di aver gestito, tutti insieme appassionatamente, la cosa pubblica in totale spregio ai principi e ai valori contemplati dalla legge.
Da oggi a Tropea si cambia pagina, arriveranno i commissari a cui la legge affida la totale gestione tecnico-amministrativa della cosa pubblica. Pur rendendoci conto delle difficoltà in cui andranno incontro, è bene subito chiarire che essi non possono assolutamente limitarsi a gestire solo l’ordinario. Sarà loro compito primario registrare lusinghieri successi in ordine alla trasformazione rispetto al passato della situazione politico-amministrativa, superare la situazione di stallo gestionale che determina ripercussioni negative nell’assetto tecnico-organizzativo, promuovere iniziative di ampio respiro per rendere più vivibile Tropea. Tale percorso è stato contrassegnato da dati negativi incontestabili relativi alle scelte e all’azione politica intraprese fino alla loro rimozione dei precedenti commissari. L’obbiettivo primario è adesso quello di operare nell’ottica e nell’intendimento di una gestione di priorità strettamente correlate ai bisogni della città e ai problemi concreti della gente, alla trattazione non più superficiale del turismo che come il più importante volano economico della città merita ben altra considerazione se si vuol far assurgere Tropea al rango di vera perla del Tirreno.
Deve essere sfatato il luogo comune con cui si ritiene che i poteri straordinari conferiti ai commissari siano riferibili solo alla conduzione e alla trattazione dell’ordinaria amministrazione. Niente di più fuorviante, perché la legge affida poteri straordinari attraverso cui costituire un percorso di autonoma elaborazione di idee, di iniziative, di obbiettivi in grado di interpretare e svolgere un ruolo di gestione all’insegna dell’efficienza e della trasparenza. Ciò significa che non sono invocabili più le classiche scusanti per l’inefficienza e cioè la farraginosità dell’impianto normativo e l’oppressione della burocrazia. Se a ciò si aggiunge che per svolgere al meglio il loro lavoro i commissari prestano la loro opera non “gratis et amore dei”, ma lautamente remunerati, si ha la consapevolezza che un loro eventuale fallimento avvalorerebbe la tesi che dalla padella siamo caduti nella brace. Non resta pertanto che augurarsi per il futuro che i cittadini tropeani prendano realmente coscienza della propria dignità di donne e uomini liberi e incomincino a fare sul serio quella rivoluzione culturale contro ogni tipo di illegalità che l’ormai ex compagine amministrativa ha bloccato, che porterà noi e le future generazioni ad essere un po’ meno…mafiosi.
Nell’attesa, perché non chiedere scusa alla città per averne offuscato l’immagine e il buon nome?

Autore dell'articolo: Tino Mazzitelli

Tino Mazzitelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *